MENU

Cinema Rossini

LA LA LAND al Cinema Rossini giovedì 16 e da domenica 19 a martedì 21 – orario: feriale 22.45; festivo 20.30-22.45

La La Land racconta un’intensa e burrascosa storia d’amore tra un’attrice e un musicista che si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un’aspirante attrice che, tra un provino e l’altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. La minaccia più grande sarà rappresentata proprio dai sogni che condividono e dalle loro ambizioni professionali.

DATA USCITA: 26 gennaio 2017
GENERE: Commedia, Drammatico, Musicale, Sentimentale
ANNO: 2016
REGIA: Damien Chazelle
ATTORI: Ryan Gosling, Emma Stone, J.K. Simmons, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Rosemarie DeWitt, Josh Pence, Jason Fuchs

SCENEGGIATURA: Damien Chazelle
FOTOGRAFIA: Linus Sandgren
MONTAGGIO: Tom Cross
MUSICHE: Justin Hurwitz
PRODUZIONE: Black Label Media, Gilbert Films, Impostor Pictures
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: USA
DURATA: 128 Min

NOTE:
– PAROLIERI: BENJ PASEK E JUSTIN PAUL.
– COREOGRAFIE: MANDY MOORE.
– JOHN LEGEND FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.
– FILM D’APERTURA, IN CONCORSO, DELLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016); COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE ATTRICE A EMMA STONE.
– GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL, REGISTA, ATTORE (RYAN GOSLING) E ATTRICE (EMMA STONE) PROTAGONISTI, SCENEGGIATURA, COLONNA SONORA E CANZONE ORIGINALE (“CITY OF STARS”).

CRITICA:
“E’ ancora tempo di musical? Forse quel mondo è passato per sempre ma la bella riflessione/ricostruzione che ci ha offerto Damien Chazelle con ‘La La Land’ ha sicuramente conquistato la stampa accreditata alla Mostra, che ha applaudito con calore il film d’inaugurazione. E a ragione, perché dopo i facili virtuosismi del precedente ‘Whiplash’, questo film alza il tiro della riflessione e dell’ambizione, confrontandosi non tanto con l’età d’oro del musical ma piuttosto con alcuni dei «sogni» che ne sono alla base (del genere ma anche del cinema tout court) per spiegarne la verità e la falsità insieme, la forza costruttiva e la trappola distruttiva. (…) La forza e il fascino del film di Chazelle è nella distanza che sa mettere tra la storia romantica che i musical (e il cinema) di solito raccontano e i compromessi che richiede la vita di tutti i giorni. Una distanza raccontata però con il fascino e l’eleganza delle canzoni e del ballo. Certo, si capisce benissimo che né Mia né Sebastian sono dei bravi ballerini (ma la Stone e Gosling sono bravissimi quando recitano), eppure i loro passi un po’ meccanici e i loro corpi un po’ trattenuti fanno parte del gioco, della voglia del regista-sceneggiatore di sottolineare l’inattualità dei film che raccontano ancora i sogni e insieme il loro fascino imperituro. Ecco, forse inattualità è la parola perfetta per entrare nello spirito del film e capirne la bellezza e la verità. (…) Come una specie di pendolo che non si ferma mai, ‘La La Land’ oscilla continuamente tra il fascino coinvolgente delle canzoni di Justin Hurwitz (musiche) e Benj Pasek e Justin Paul (parole) e le incomprensione o i fallimenti che incrinano le vite reali, tra la bellezza del cinema di una volta (…) e il fatto che la pellicola finisca per rompersi e bruciare, mentre il glorioso cinema Rialto deve chiudere. E se nel planetario dove Nicholas Ray aveva girato le scene con James Dean i due possono sognare di ballare tra le nuvole, poi quel panorama sembrerà a tutti e due molto brutto. Suggellando con un’ultima, struggente scena, il fatto che i film e la vita non vanno sempre con lo stesso passo. Ma che forse i primi sono indispensabili per la seconda.” (Paolo Mereghetti, ‘Corriere della Sera’, 1 settembre 2016)

“Occhi puntati su Chazelle (…) che con questo musical ambientato nella Los Angeles di oggi (…) reinventa uno dei generi classici più difficili da maneggiare. Con una grazia e un’inventiva che cancellano le piccole falle di una sceneggiatura scandita dal passare delle stagioni e dedicata ai due eterni sogni di ogni musical. L’amore e il successo, che non sempre vanno di pari passo ma a volte sì, almeno per un po’. (…) lo schermo si allarga fin dalla prima scena in un gigantesco cinemascope per accogliere le invenzioni di un film che manderà in estasi gli appassionati e chiunque ne abbia abbastanza del cinismo oggi obbligatorio. (…) Chazelle non bara, non moltiplica le inquadrature, non gioca di montaggio, ma punta tutto sulla bravura dei due protagonisti (la Stone è come sempre una meraviglia), sottolineata anche da arditi giochi di luce in diretta. Poi sostiene il loro amore per lo spettacolo con una serie di citazioni sempre molto pertinenti che sottolineano il tema centrale del film.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 1 settembre 2016)

“Chazelle stavolta tenta proprio un musical, ossia un’operazione oggi rischiosissima; ma sembra saperlo, e anzi attraverso il genere ci parla della possibilità o dell’impossibilità di un certo tipo di cinema oggi. (…) Ryan Gosling ed Emma Stone non sono dei grandi ballerini né dei gran cantanti: ma il regista sembra voler utilizzare questa loro carenza, e farne forse addirittura il tema del film. Anziché camuffare il tutto, come ad esempio era in ‘Chicago’, che inquadrava i ballerini fino alle ginocchia e inseriva primi piani dei piedi delle controfigure, Chazelle fa il musical come è giusto farlo: ampi ed eleganti piani-sequenza, inquadrature in cinemascope con i personaggi a figura intera, a vedere i piedi e dunque la performance fisica degli attori. Che ce la mettono tutta e soprattutto non fanno il musical, ma lo imitano. È questo il punto: il film è pervaso da una malinconia e da un senso di perdita per un cinema che non c’è più (e per un certo tipo di jazz ugualmente scomparso). I numeri musicali e un monologo clou dell’attrice sono continuamente interrotti e disturbati, le musiche vengono trasmesse da impianti di diffusione ambientale, le sale cinematografiche sostituite dagli home theatre. Ma sarebbe bello ritrovare la magia di quel mondo, sogna Chazelle con toni un po’ crepuscolari. (…) Non si pensi però a un’operazione cervellotica, teorica. Chazelle vuole appassionare, far funzionare il marchingegno, e ci riesce, anche se chissà che effetto avrà sul pubblico questo unire riflessione nostalgica e voglia di coinvolgere. I numeri musicali sono pieni di idee, e le musiche di Justin Hurwitz belle e benissimo orchestrate, tra semplicità delle melodie, gusto rétro e accensione ritmica. Nonostante le lungaggini della seconda parte, quando si devono dipanare gli snodi obbligati della vicenda, l’insieme fila bene, e ha un bel colpo di coda nel finale, che non sveliamo ma che ancora una volta unisce entusiasmo e malinconia, mostrando la storia come un insieme di assenze e di atti mancati, e rivendicando la possibilità del cinema di consolare, e di riscattare il vuoto delle nostre vite.” (Emiliano Morreale, ‘La Repubblica’, 1 settembre 2016)

“(…) ‘La La Land’ non è soltanto un musical sognante e romantico permeato dalla nostalgia vintage del passato (…). Stone e Gosling non sono Rogers e Astaire, i loro passi di danza appaiono a volte incerti, persino goffi ma anche questo fa parte della sua scommessa. Il suo omaggio al genere (e a tantissimo immaginario che nel film si incontra) appare più come il tentativo di un reinventarlo fuori dalla logica postmoderna, senza paura dei propri limiti, con la fiducia nell’energia del cinema. Il regista (trentunenne) vi dissemina con intelligenza il presente, un cellulare che squilla interrompe l’incanto della canzone, il richiamo automatico dell’automobile che smorza la poesia, e una fragilità ugualmente contemporanea di stati d’animo e situazioni, la corsa folle e imprevedibile della vita – coi suoi detour senza rewind che si possono solo fantasticare, come un filmino super8 familiare più appassionante del sontuoso kitsch hollywoodiano.” (Cristina Piccino, ‘Il Manifesto’, 1 settembre 2016)

“(…) senza essere un capolavoro – esistono ancora? – e senza eludere incertezze e stracchezze riesce tuttavia in qualcosa di mirabile: adattare, senza asservire, i topoi del musical classico alla realtà odierna, che quando va male è brutta e basta, quando va bene coniuga professioni, amori e sogni al tempo della precarietà. (…) romantico e voluttuoso, tenero e disperato, nostalgico e avveniristico, ‘La La Land’ non confida nel lieto fine, ma crede in qualcosa di più importante, una promessa di felicità. Che è poi l’esatto contrario della certezza della precarietà. Qui Chazelle rintraccia quel senso politico endemico al musical, che non è ideologico ma sociologico: tutti dovrebbero avere una possibilità di riuscita, ma come? Abbandonando l’individualismo per la coppia: l’unione fa la forza, meglio, l’amore fa la forza, e poi ognuno faccia ciò che vuole. Le citazioni, i rimandi, le strizzatine d’occhio e gli sfregamenti di suole si sprecano (…) ma il gusto (post)postmoderno – si pensi a manifestazioni correnti quali ‘Glee’- non prevale mai, perché tutto è filtrato, compromesso e ammaccato dalla realtà (…) .” (Federico Pontiggia, ‘Il Fatto Quotidiano’, 1 settembre 2016)

“(…) un neo-musical affiatato e inventivo, classico e aggiornato, dove si perdona agli attori di non saper ballare e poco cantare perché ormai Ginger&Fred, Kelly&Charisse siamo noi. (…) Avido di dispiegare una matura, a volte virtuosistica, cultura di regia cinemusicale, il 31 enne Damien Chazelle (…) prima dei titoli apre il suo terzo lungometraggio ‘La La Land’ con uno scatenato balletto nell’ingorgo delle tangenziali di L.A. (il titolo riprende un’idea della città, che tiene un po’ «sollevati da terra»), un interminabile piano sequenza vitalistico e corale mirato sull’incontro dei due protagonisti, un vero pezzo di bravura. Stucchevole? Forse, ma siamo in un film musicale, tutto può diventare stucchevole, dipende dalla forza di un’alchimia, la fusione tra realtà materiale e canto dei personaggi, dipende dal fatto che la visione riesca a librarsi nel suono, il dramma nella musica. Bè, va detto che a volte il refrattario Gosling e la ipertrofica Stone non sono in sintonia con la magia passionale dei loro personaggi e che, spesso, più interessante della loro relazione è la dolorosa distruzione della cultura jazz a favore di banali ibridi da showbiz, il giovane Chazelle sa già benissimo quali ingredienti versare negli alambicchi. Nel finale, quando la vita ha fatto a pezzi il sogno d’amore, un’altra magistrale scorribanda di musical reinventa la realtà, impone il desiderio, fa battere i cuori, con un contagocce d’intelligente ironia. Nel nome del mito, si riscrive ciò che fu già riscritto, dagli anni 50 di ‘Cantando sotto la pioggia’ di Donen agli 80 di ‘Un sogno lungo un giorno’ di Coppola, con tocchi di ‘Hair’ e composizioni cubiste alla Baz Luhrmann, ma proprio quando la citazione si fa sentire Chazelle riesce a sfuggire portandoci nel suo mondo, lasciando semmai memoria dove sembrava citazione, e dunque piacere di emozioni nel tempo. Applaudito.” (Danese Silvio, ‘Nazione-Carlino-Giorno’, 1 settembre 2016)

“Ogni rivoluzione che si rispetti dev’essere conservatrice. Si spazza via l’inutile, il superfluo, la muffa, si tiene l’essenziale, rinvigorito e trasformato. Non ha nulla a che fare con la sterile nostalgia, e invece tutto a che vedere con lo spirito del tempo di cui si nutre. Rinnovare vuol dire rimettere a nuovo e del resto è in quest’ottica che va letto l’ironico ammonimento di Giuseppe Verdi: «Tornate all’antico, sarà un progresso»… Cosi, se nel XXI secolo, un regista recupera e ricrea un genere, il musical, venerabile relitto novecentesco, e se un direttore di festival lo presenta in concorso e in apertura, l’impresa diventa doppia quanto ad ambizione. Il fatto che poi sia coronata da successo è un’ulteriore sottolineatura del talento del primo e delle capacità del secondo. ‘La La Land’ è il film di Damien Chazelle che Alberto Barbera ha scelto per inaugurare questa 73ma edizione della Mostra di Venezia. Trentenne, Chazelle è lo stesso autore che con ‘Whiplash’ sbancò due anni fa gli Oscar e i botteghini. Adesso si accinge a fare lo stesso con questo film, applaudito in sala. (…) Grazie alle musiche di Justin Hurwitz, Chazelle (…) costruisce (…) una storia allegra e sentimentale, piena di colore e di malinconia dove non c’è un dettaglio fuori posto. Gosling sembra che non abbia mai fatto altro che ballare e cantare, la Stone è uno di quei prodigi che fanno restare a bocca aperta: non è bella, non è sexy, eppure è incantevole. (…) Il riferimento a Demy (…) non è secondario: rispetto al classico genere americano, quello reso celebre da Fred Astaire, Ginger Rogers, Gene Kelly, per intenderci, il francese Demy aveva saputo dargli qualcosa di diverso, in cui storia e musica erano paritari, la prima non un semplice pretesto della seconda, quest’ultima sempre tenuta in linea e mai preponderante.” (Stenio Solinas, ‘Il Giornale’, 1 settembre 2016)

“Il musical? Piace ancora. Anzi, diventa qualcosa di inedito, di glamour, di travolgente. Lo diventa nelle mani del regista Damien Chazelle, l’autore di ‘La La Land’ (…). Protagonisti, due attori che stanno nella lista dei desideri di ogni spettatore, Ryan Gosling e Emma Stone. Ma soprattutto, protagonisti i colori esagerati, da vecchio Technicolor; protagoniste le musiche, dal jazz al pop alle ballate intimiste; protagonisti i balli, in stile Fred Astaire e Ginger Rogers, con le ghette ai piedi. O le coreografie epocali, immense, come nella sequenza d’apertura. E tante, tante citazioni filmiche: da ‘Ballando sotto la pioggia’ a ‘Un americano a Parigi’, e arrivando più vicino a noi, profumo dei musical di Baz Luhrmann, da ‘Romeo + Juliet’ a ‘Moulin Rouge’. (…) ‘La La Land’ (…) gioca col cinema, con i suoi stereotipi, senza vergognarsi mai. (…) Cose già sentite, certo. Ma Chazelle le dice in modo fiammeggiante, fantasmagorico. Chapeau.” (Luca Vinci, ‘Libero’, 1 settembre 2016)

“Enfatico e pieno di energia e contrasti, «La La Land» è tutto un romantico rimescolare il mito del successo americano tenendo insieme le due matrici più radicali della cultura statunitense, la musica jazz e il cinema. Il cuore e il batticuore della storia d’amore illustrata in Cinemascope nel film è incarnato dalla coppia composta da Ryan Gosling e Emma Stone (…). Muovono i loro passi per le strade di Los Angeles, in un universo che Chazelle raffigura sospeso su un presente fuori dal tempo, colorato del mito della vecchia Hollywood anni 50, rimembranza di un passato cinematografico che fa il paio con quello musicale dell’età del jazz. (…) Damien Chazelle, che ha anche scritto il film modulandolo su tematiche che già avevano animato il suo primo lungometraggio («Guy and Made-line on a Park Bench»), cerca la traccia di una malinconia attraversata da cromatismi ottimistici, affidando i suoi due innamorati a un gioco di delusioni e disillusioni che ne descrive tanto il versante romantico quanto quello realistico. Il film sta tutto nell’equilibrio un po’ improbabile tra un immaginario che sostiene la fede nelle muse cui si affida, il sogno di un’arte che nutra gli individui di passioni e convinzioni, e una definizione dei protagonisti che finisce col collocarli nella disillusione delle loro vite adulte. L’ambiguità è esattamente quella che Chazelle cavalcava già in «Whiplash», solo che qui l’orchestrazione è a tutto schermo e il film sembra un musical che sta tra Stanley Donen e Bob Fosse, tra il classicismo e la modernità. Le due cifre dialogano ma non sempre si capiscono, esattamente come i due protagonisti, che finiranno per fare i conti con le loro speranze senza lasciare da parte la concretezza delle vite. Chazelle pensa chiaramente anche al francese Jacques Demy, ma viene in mente anche il Coppola di «Un sogno lungo un giorno» e «Cotton Club». Certo i numeri musicali composti da Justin Hurwitz (…) sono tutti tenuti sulla linea di una tensione melodica che spinge forte verso il jazz e in questo il film trova un appoggio soprattutto in Ryan Gosling che dà prova di grande generosità e personalità (…). Emma Stone lo affianca con lucidità sentimentale non indifferente e i due tengono molto bene il ritmo di un confronto che è alla base del film.” (Carlo Antini, ‘Il Tempo’, 1 settembre 2016)

orario: feriale 22.45; festivo 20.30-22.45

prezzo biglietto: intero € 5,00 – ridotto € 4,00 (fino a 18 anni, oltre i 65 anni e studenti universitari fino a 24 anni)

Leggi