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VAN GOGH – SULLA SOGLIA DELL’ETERNITA’ al Cinema Cecchetti domenica 25 e lunedì 26 – orario: 21.15

Dopo oltre vent’anni dall’uscita del film su Basquiat, il regista Julian Schnabel torna a raccontare la grande arte, questa volta portando sul grande schermo con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità gli ultimi e tormentati anni di Vincent Van Gogh. Un ritratto dell’irrequieto pittore olandese – qui interpretato da un sorprendete Willem Dafoe – dal burrascoso rapporto con Gauguin (Oscar Isaac) nel 1988 fino al colpo di pistola che gli ha tolto la vita a soli 37 anni. Un frangente di vita frenetico quello preso in considerazione, che ha portato a momenti molto produttivi e alla conseguente creazione di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte e che tutt’oggi continuano a incantare il mondo intero.

PANORAMICA
Pittore stimatissimo e quotatissimo, uno dei nomi più conosciuti e rilevanti dell’arte contemporanea, Julian Schnabel debuttò nella regia cinematografica nel 1996 con Basquiat, film biografico dedicato all’artista simbolo, assieme a Keith Haring, del graffitismo, morto nel 1988 a soli ventisette anni (come le rockstar…) per un’overdose.
A ventidue anni da quel film, dopo aver girato opere come Lo scafandro e la farfalla e Miral, Schnabel torna a raccontare al cinema la vita di un collega pittore in questo Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, presentato in prima mondiale e in concorso al Festival di Venezia 2018: dove Willem Dafoe, voluto da Schnabel nel ruolo del protagonista, ha conquistato la Coppa Volpi come miglior attore.
Più che un film biografico tradizionale, Schnabel voleva cercare di mostrare dall’interno lo stato d’animo dell’artista nel momento della creazione dell’opera, la fatica fisica e la dedizione assoluta che caratterizzano la vita di un pittore. E il ritratto di Van Gogh presentato nel film è più legato alle reazioni emotive di Schnabel alle sue opere che non a quanto è stato scritto su di lui.
Tutto è nato quando Schnabel era a Parigi e ha visitato una mostra intitolata “Van Gogh/Artaud: Il suicidato della società” assieme all’amico Jean-Claude Carrière, lo storico sceneggiatore di Luis Buñuel e di film come L’insostenibile leggerezza dell’essere, Valmont e L’ultimo inquisitore, premiato con l’Oscar alla carriera nel 2014. E parlando tra loro, passeggiando davanti ai quaranta dipinti di Van Gogh della mostra, i due hanno avuto l’idea del film, che per il regista doveva restituire l’esperienza e le sensazioni legate alla visione ripetuta di tutte quelle opere, l’una dopo l’altra.
Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità si concentra infatti nel periodo più intenso e travagliato della vita dell’artista, quello che va da quando, nel 1888, a 35 anni, si trasferì ad Arles, in Provenza, fino alla morte avvenuta in circostanze ancora poco chiare il 27 luglio 1890 a Auvers-sur-Oise, dove era ospite del dottor Gachet.
In mezzo, opere come ” La casa gialla”, “Quattordici girasoli in un vaso”, “Autoritratto con orecchio bendato”, “Notte stellata” e ” La chiesa di Auvers”, oltre all’amicizia e le liti con Gauguin, la mutilazione dell’orecchio, i ricoveri in manicomio e l’inizio di un successo troppo tardivo.

CRITICA
“Più che la biografia e i fatti, è la forma a interessare Schnabel, l’intensità febbrile del gesto artistico, il tratto nervoso e tendente all’astratto della pennellata, la visione del mondo e della realtà di un genio tormentato. Cerca di restituire col cinema quella mente e quella pittura, e ci riesce, rimanendo però in superficie. Il suo film non riesce a catturare l’essenza profonda dell’uomo e dell’artista, e finisce col risultare vagamente manierista.” (Federico Gironi – Comingsoon.it)
“Sulla carta avremmo dovuto vedere un film con protagonista fuori di testa ma sulla tela dipinta da Julian Schnabel il Vincent Van Gogh interpretato da Willem Dafoe (si ricorda un suo catastrofico Pasolini nel 2014) è fin troppo serafico e arrogante, come se sapesse che nel 1987 una sua opera verrà valutata 134 milioni di euro, mentre un secolo prima tutti le consideravano delle croste «brutte e sgradevoli». Forse è anche colpa di quella insopportabile frangetta da damerino (ma perché?) se dopo quelli interpretati da Martin Scorsese, Benedict Cumberbatch, Kirk Douglas e Tim Roth (il migliore per Vincent e Theo di Altman) questo Van Gogh di Schnabel e Dafoe risulta l’artista matto più noiosamente tranquillo della storia del cinema. I co-protagonisti? Gauguin è un trombone ipocrita, il fratello Theo affettuoso ma sempre a distanza e Pissarro un baby sitter del nostro Vincent, nonostante l’accudito non dica mai nulla di strano o provocatorio. Niente di catastrofico (c’è di peggio, qui) ma questo biopic sul post-impressionista è per non impressionare il pubblico delle elementari.” (Francesco Alò, ‘Il Messaggero’, 4 settembre 2018)
“Ci vuole coraggio e tanta ambizione per portare ancora una volta al cinema la storia di Vincent Van Gogh dopo i film, tra gli altri, di Vincent Minnelli, Robert Altman e Maurice Pialat. Ma Julian Schnabel, il cui ego è grande come le tele che l’hanno reso celebre, da pittore ama confrontarsi con i suoi colleghi grandi e più piccoli. Ha iniziato al cinema nel 1996 con ‘Basquiat’ e ora torna sul grande schermo, e applaudissimo in concorso al festival di Venezia, con ‘At Eternity’s Gate’ che vede come protagonista assoluto, nei panni del grande pittore olandese, Willem Dafoe: «È la persona a cui avevo pensato da subito. Ci conosciamo da trent’anni e l’ho visto tante volte aiutare gli altri attori a recitare, sapevo che sarebbe stato il mio migliore alleato». Il regista sceglie di soffermarsi sugli ultimi e più tormentati anni di Van Gogh, dal rapporto – bello ma complicato – con Gauguin (Oscar Isaac) fino al colpo di pistola che gli ha tolto la vita a soli 37 anni. (…) sia a Schnabel che al suo grande sceneggiatore Jean-Claude Carrière interessava di più rappresentare l’artista nell’atto del dipingere per cercare di mostrare la difficilissima emozione pittorica: «Penso di aver detto tutto quello che si poteva dire della pittura in questo film. Sono un pittore da quando sono piccolo e so tante cose su Van Gogh ma tutto questo, comprese le informazioni e gli studi sulle lettere e sui diari, sono stati solo un punto di partenza. Quello che volevo veramente mostrare era l’assenza di pensiero che Van Gogh diceva di provare mentre dipingeva. Per lui era una forma di meditazione. lo ho cercato di mettere in scena, con un approccio sensoriale, l’equivalente delle sensazioni che si possono avere quando si vede un’ opera di arte», dice il regista che si è presentato in conferenza stampa in maniche di camicie e pantaloni corti. A sorpresa il Van Gogh che viene fuori dal film, che uscirà in Italia il 3 gennaio del prossimo anno con Lucky Red, è quello di un uomo certamente tormentato ma non poi così matto come il mito vorrebbe: «Se guardiamo ai suoi dipinti e leggiamo le sue lettere è evidente che lui fosse lucido e sapeva esattamente dove era. Aveva però capito che non sarebbe andato tanto avanti nella vita e per questo era molto interessato a mettere nella pittura il riferimento al suo rapporto con l’eternità». Da qui il titolo originale del film Sulla soglia dell’eternità. (Pedro Armocida, ‘Il Giornale’, 4 settembre 2018)
“Van Gogh ha le tele e il treppiedi sulle spalle a mo’ di zainetto, cammina svelto attraversando i campi di grano, e lo spettatore in quei primi piani ossessivi cammina con lui, accecato dal sole della Provenza che penetra nello schermo. Si siede, allarga le braccia come Cristo in croce, mentre il vento sferza il grano giallo, e pensi che Willem Dafoe (è lui a ridargli vita) aveva portato la passione di Gesù al cinema, prendendosi una pausa dai suoi ruoli di carnefice. Qui torna borderline, col suo volto lavorato dal tempo, la fronte solcata dalle rughe. L’attore americano ha 63 anni, Van Gogh 37 quando morì, eppure la differenza d’età, sotto il cappello di paglia che portava come una divisa, non si nota proprio. Accolto da un grande applauso, ‘At Eternity’s Gate’ è un viaggio nella mente di Vincent Van Gogh: è il ritratto personale di Julian Schnabel (lo ha scritto con Carrière) che non è solo regista ma pittore, l’omaggio di un artista a un altro artista.” (Valerio Cappelli, ‘Corriere della Sera’, 4 settembre 2018)

NOTE
– TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: MARC SCHMIDHEINY, KARL SPOERRI.
– REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT.
– COPPA VOLPI PER IL MIGLIOR ATTORE A WILLEM DAFOE ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).
– CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2019 PER IL MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO (WILLEM DAFOE).

Data di uscita: 03 gennaio 2019
Genere: Biografico, Drammatico
Anno: 2018
Regia: Julian Schnabel
Attori: Willem Dafoe, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Rupert Friend, Mathieu Amalric, Niels Arestrup, Stella Schnabel, Patrick Chesnais
Paese: Gran Bretagna, Francia, USA
Durata: 110 min
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Julian Schnabel
Fotografia: Benoît Delhomme
Montaggio: Louise Kugelberg, Julian Schnabel
Musiche: Tatiana Lisovkaia
Produzione: Iconoclast, Riverstone Pictures, SPK Pictures

orario unico 21.15

biglietto unico € 4,00

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